martedì 22 giugno 2021

Il LOGO del Realismo Terminale

Creato da Stefano Torre, il un logo dall'ampio significato

Il LOGO del Realismo Terminale

Poiché si tratta di rappresentare l’essenza di un movimento innanzitutto letterario, la scelta è stata quella di utilizzare come elementi grafici solamente i caratteri di stampa, andando così ad evocare in modo immediato e diretto la parola scritta, che è l’elemento fondante del manifesto del Realismo Terminale.

Dapprima si è scelto di togliere le vocali, come negli scritti delle più antiche lingue dell’umanità, dal sanscrito all’aramaico, all’ebraico, e proponendo come logo la scritta RLSMTRMNL.

Ci si è ben presto resi conto che mancava qualcosa, perché gli archetipi sui quali si fonda l’identità umana non sono solamente quelli biblici o della tradizione medio orientale, ma sono anche quelli della Grecia antica, che con il suo carico di miti olimpici, e non solo, ha segnato la storia del pensiero umano in modo molto forte. Ed allora l’ultima lettera di quella scritta contratta, che era la prima proposta di logo, è diventata una lambda, ovvero il carattere cui corrisponde la lettera “elle” nell’alfabeto greco. In questo modo si otteneva un elemento grafico potente e graffiante, certamente capace di non passare inosservato e, soprattutto, in grado di far riflettere chiunque lo vedesse, e non solo la prima volta.

Il logo era in grado di evocare:

1. La Bibbia pre masoretica, scritta senza vocali, e quindi la sacralità legata sia al culto giudaico cristiano sia alle narrazioni più antiche dell’umanità.

2. La giustizia naturale, ovvero ciò che ci appare giusto o sbagliato in virtù di oltre duemila anni di pensiero cristiano che dalla Bibbia trae origine, imposto in modo radicato e stratificato, a tal punto da far essere profondamente religiosi persino gli atei nostri contemporanei, e ci ha reso incapaci di distinguere ciò che è indotto dalla Bibbia da ciò che è la naturale tensione dell’uomo verso la giustizia.

3. Una sorta di legame con la preistoria, che deriva dalla somiglianza con il modo di scrivere dei primi uomini che usarono un alfabeto senza vocali, a cavallo tra storia e preistoria.

4. La mitologia greca, legata a quel lambda finale, che si prende uno spazio maggiore delle altre lettere e che porta con se tutta la suggestione della grecità e del suo influsso sul nostro pensiero.

5. Gli acronimi d’uso contemporaneo, ovvero la tendenza all’affermarsi di una neo lingua semplificata, che toglie all’uomo la capacità di pensare.

6. La progressiva involuzione dell’uomo in una sigla alfanumerica da codice fiscale, ovvero la sottrazione dell’identità personale, che è uno dei principali drammi della contemporaneità.

7. La parola scritta su carta, legata all’utilizzo di un carattere di stampa graziato, corrispondente a quelli utilizzati tradizionalmente nella stampa.

Ma non bastava: il logo, sottoposto al giudizio di un campione variegato di persone, appariva dispersivo, un po’ cervellotico, capace si di evocare un sacco di cose, e contemporaneamente incapace di farlo in modo chiaro ed immediato. La scelta è quindi stata quella di ridurre a sei le lettere utilizzate, esattamente come nella contrazione dei nomi delle persone sul codice fiscale. In questo modo risulta immediato il fatto che ci si riferisca all’accatastamento degli umani nei grandi centri urbani, ed alla sottrazione progressiva di una identità personale con la loro trasformazione in sigle alfanumeriche, lasciando comunque sullo sfondo tutte le suggestioni evocate dal primo logo.

Sono state fatte varie versioni, utilizzando font differenti, cercando ogni volta di rappresentare la parola scritta nel modo più efficace. Si è optato per un carattere graziato, che nei bozzetti preliminari era il Plantagenet Cherockee, che poi è diventato Times New Roman.

L’utilizzare lo stesso carattere di The Times, ovvero una delle testate giornalistiche più autorevoli al mondo, arricchisce ulteriormente di significato il logo, che diventa lo specchio anche dell’utilizzo della parola scritta nella comunicazione giornalistica, con tutte le contraddizioni che si porta appresso e l’influenza dirompente che ha avuto nello sviluppo del pensiero contemporaneo. Poiché il carattere utilizzato dal TIMES è variato diverse volte negli ultimi anni, si è ritenuto giusto utilizzare lo storico carattere adottato dalla testata giornalistica londinese nel 1931. 

Un’ ultima considerazione è legata alla scelta dei colori: il grigio rappresenta l’assenza di colore, legata ad un periodo nel quale la realtà pare caratterizzarsi con l’incertezza più assoluta.

Tante forme di Realismo hanno segnato la storia della letteratura, talmente tante da aver annacquato il significato stesso della parola. Diventa importantissimo, quindi, dare risalto a quella T, iniziale della parola “terminale”, facendola diventare scarlatta, perché è il sale del nostro movimento letterario, in grado di debordare e diventare anche artistico, musicale e cinematografico e teatrale.

La tendenza degli ultimi secoli verso l’artificialità si è compiuta, è terminato il periodo del desiderio, ed oggi facciamo i conti con l’essere lontani dalla natura.


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